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Dir la verità è un atto d’amore

Fatto per la nostra rabbia che muore.

***

Manuel Agnelli. L’essenza del Paese in due parole, la sintesi perfetta di un omicidio.

Le vittime: la rabbia e la verità. Il carnefice: noi tutti.

Stiamo ammazzando la nostra rabbia: al suo posto Il Grande Sorriso. Quello di Silvio, quello di un Paese che balla mentre affonda, quello dei giovani a capo chino, sempre a mediare, sempre con moderazione, sempre sotto voce, sempre sotto tono.

Una vita subordinata al sorriso, para-subordinata al lavoro, viziata e interinale. Una vita di circostanza.

La smorfia a trentadue denti, il falso iper-concetrato, l’immagine artefatta della realtà. La nostra parte nella grande orgia mediatica. Va tutto bene, va tutto bene.

E invece no. Questo Paese è una merda.

Urliamolo. E’ la nostra ultima libertà: dire qualcosa che serva, dire la verità. E’ il nostro unico amore, la nostra ultima guida, la rabbia che abbiamo dentro. Buttiamola fuori.

***

Il Paese è reale è un disco di musica e parole. Afterhours, Benvegnù, Dente, Mariposa, Marta Sui Tubi, Calibro35, Roberto Angelini, Il Teatro Degli Orrori e tanti altri. La scena indipendente, in un album. Prezzo 9.90: solo alla FNAC.

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Avvertenza: ascoltare con cura.

E’ spiazzante trovare un brano così denso all’inizio di un disco. E’ come leggere la prima pagina di un libro di un autore che non conosci ed essere catapultati immediatamente nel cuore emotivo della narrazione. Non hai riferimenti e ti ritrovi senza reti.

Così è stato quando mi sono imbattuto in Vita Rubina, il pezzo che apre “Il segreto del corallo”, l’ultimo album di Moltheni.

Il brano è infatti un mondo a sè, complesso e completo. E’ la storia di una vita descritta attraverso la sovrapposizione di immagini e fotografie, una poesia che verso dopo verso cresce di intensità e di verità fino all’epilogo finale dove accordi e voce si aprono mostrando il loro lucido significato.

In poche parole: completamente fuori moda.

Buon ascolto.

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Milano. Via Montenero.

Al numero 55 stanno già suonando. Entro.

Sul palco i Ministri.

Non sono passati due mesi dalla prima volta che mi sono imbattuto nella musica di questi tre ragazzi milanesi. Una sera giro su Radio Popolare, un’emittette che non trasmette solo flussi di feci, e sento Berlino 3. Il mio primo pensiero è stato: “cazzo, questo è davvero qualcosa di potente”.

E adesso mi è chiaro. Ci voleva una canzone per riuscire a descrivere lo spirito del tempo. Non c’è da stupirsi. Che pagine e pagine di giornali, ore e ore di dibattiti tv fra politici, economisti, sociologi e vari ciarlatani non abbiano saputo rappresentare il nostro sentimento. Forse bisogna esserci dentro, forse solo chi vive nell’aria viziata e fatica a respirare può sapere cosa significa arrivare la sera a casa e accorgersi di non avere più senso.

Perchè qui si soffoca. In questo Bel Paese. Si respirano esalazioni letali di entusiasmo, disimpegno, lacrime in prima serata, censura, gadget nelle riviste, lampade abbronzanti e decreti legge. E gli amici se ne vanno, chi non parte si adegua alle facce e ai pensieri di plastica, la smette di insultare la tv che tanto non risponde e alla fine ci beve sopra.

E allora urliamo. Come fanno i Ministri. Urliamo le nostre ragioni, la rabbia, la frustrazione, l’euforia e i tutti i nostri sbalzi di umore. Non sarà la soluzione, non sarà la cura, non sarà utile. Ma almeno è qualcosa di vero. E *** solo sa quanto ne abbiamo bisogno!

Ieri sera non abbiamo fatto casino. Ma le vibrazioni erano quelle giuste. Mi sono guardato attorno. Non conoscevo quasi nessuno, ma mi sono sentito subito a casa.

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