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Posts Tagged ‘diritti’

Non scrivo ma sono ancora in vita.

Per il momento 🙂

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Lo ammetto.

E’ andata giù liscia come una oligominerale.

“A Milano l’acqua del rubinetto non è buona”, mi hanno detto. E io me la sono bevuta.

Per fortuna che c’è internet: nella mia cucina si stava già materializzando una brocca con filtro della coop, quando mi sono imbattuto in questo articolo di Altroconsumo. Vi si legge:

L’acqua filtrata da 5 caraffe con filtro è stata messa a confronto con quella dell’acquedotto di Milano per un periodo di circa un mese. L’utilizzo della brocca per filtrare l’acqua del rubinetto è praticamente inutile non solo quando le sostanze indesiderate sono del tutto assenti nell’acqua di partenza, ma anche quando sono presenti in tracce. Alcune cartucce rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell’acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l’aumento di nitriti) dell’acqua.

Un caso davvero interessante. L’Italia è al primo posto nel mondo per consumo di acqua minerale con 196 litri a testa, seguita da Emirati Arabi e Messico. Il consumo nel nostro paese si è triplicato in 20 anni e ormai il 98% della popolazione beve acqua in bottiglia. Questo nonostante l’acqua minerale costi quasi mille volte in più rispetto a quella del rubinetto e in tempi di crisi non sono certo briciole.

Nel nostro Paese è inoltre diffusa questa convinzione: più l’acqua è dolce più è buona. In realtà un’acqua con valori di durezza molto bassi (quindi dolce come le oligominerali) risulta priva di sali minerali importanti per l’organismo, come osserva Altroconsumo e come risulta da questo studio. Non solo. L’acqua in bottiglia è meno controllata e non riporta in etichetta i risultati sui contaminanti organici (solventi, pesticidi etc.).

Forse ce n’è abbastanza per iniziare a porsi qualche domanda.

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Il 14 luglio questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.

Le foto degli imbavagliati.

Il servizio di LA7.

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Post lampo.

In occasione della giornata di mobilitazione dei giornalisti contro l’obbligo di rettifica, Alessandro Gilioli ha lanciato una proposta assolutamente da condividere: il primo sciopero nazionale dei blog.

Due almeno i motivi per aderire:

1 – la legge del governo colpisce i blogger equiparandoli ai giornalisti solo nei doveri e non nei diritti.

2 – è un’occasione unica per testare il peso dei blog nell’opinione pubblica di questo sciagurato Paese.

Non dimenticate. 14 luglio: si sciopera tutti contro la Rete delle Libertà!

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Dopo ore ed ore di navigazione su portali sovversivi come nytimes.com, economist.com e tutte le testate internazionali manovrate dalla potentissima sinistra italiana, lo staff del governo, guidato dalla nota web analyst on. Carlucci, ha deciso che in Italia internet è come la stampa e deve quindi essere sottoposto a tutte le leggi che regolano il comportamento dei giornalisti.

Apprendo con gioia dunque di essere diventato un giornalista: niente praticantato sottopagato, niente master da 6000 euro annui, niente tesserino da pubblicista, niente esame di stato. Da blogger a giornalista per ddl va oltre i miei sogni liberal più proibiti.

Faccio per intonare con apicelliana devozione “Menomale che Silvio c’è” quando mi cade l’occhio su questo articolo e mi sorge un dubbio: ma l’on. Carlucci mi vuole davvero bene?

La risposta è chiaramente no. Stranamente infatti la nuova legge mi attribuisce tutti gli oneri e le responsabilità del giornalista di carta stampata, senza darmi però alcuno dei diritti previsti per gli adepti all’Ordine Supremo.

Ciò significa due cose:

1) non prenderò i 2.381,07 euro lordi al mese previsti dal contratto nazionale Fnsi-Fieg scrivendo su questo piccolo blog le mie parole impresse

2) non potrò più pubblicare contenuti ritenuti lesivi della reputazione o onore altrui, anzi sono obbligato a rettificare le subdole insinuazioni passate, altrimenti mi piglio una bella multa da 25 milioni di vecchie lire che pagherò in 50 anni scrivendo 800 post al minuto, se trovo qualche magnanimo datore di stage che mi paghi più di 40cents a post. Copia-incolla proibito.

So “the web is the press” dice il governo.

Tradotto: bisogna preservare il sacro duopolio raiset-mediaset. Anche su internet.

Eccosìssia

FIRMATE L’APPELLO: No alla rettifica per tutti i “siti informatici”


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Il popolo ha paura. Anche quello Della Libertà.

Nasconde la testa sotto il cuscino. Armato di senso comune, finta ilarità e ostentazione cronica. Si rannicchia sul divano, chiude occhi e orecchie al mondo, li sintonizza su RaiUno.

E non è un bel vedere. Anzi per essere precisi non è proprio vedere. La pornografia del video-realismo ci immobilizza come la luce artificiale sparata nelle pupille ci acceca. Ed è come guidare a fari spenti nel buio. E’ l’inizio del panico.

Tutti abbiamo paura. Parliamo di libertà ma intendiamo controllo. Parliamo di sicurezza ma intendiamo distanza. Dagli zingari, dalle zanzare e dai pensieri densi. Ci stiamo lentamente trasformando in rondaioli padani in overdose da Autan che tollerano solo la vista di giovani e giudiziose parlamentari del PPE.

E ve lo confesso: ci sono dentro fino al collo. Non c’è niente da fare. Senza accorgemene alzo muri di cinta dentro e fuori. Allora non resta che la fuga da questo bombardamento visivo, dall’eccesso di nitidezza, dalla perfezione dell’immagine e dalla pulizia a tutti i costi.

“I think I need to find a bigger place…

cause when you have more than you think, you need more space” E.V.


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Questo post farà crollare il mio indice di gradimento.

Perchè a tutto possiamo rinunciare, tranne che a una cosa: il potere. La possibilità di ordinare, comandare, essere serviti. E subito.

Schiavi: i camerieri sono gli schiavi del nostro tempo. Sono oggetti su cui le persone riversano tutta l’arroganza che hanno dentro, lo schifo, il marcio, il deserto e la miseria di una bassa autostima che si nutre della sofferenza altrui.

Cannibali di emozioni. Ecco cosa sono, i clienti.

Agli altri, a quelli che farebbero volentieri a meno di ordinare da bere, dico: serviamoci da soli.

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