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Posts Tagged ‘cinema’

Il popolo ha paura. Anche quello Della Libertà.

Nasconde la testa sotto il cuscino. Armato di senso comune, finta ilarità e ostentazione cronica. Si rannicchia sul divano, chiude occhi e orecchie al mondo, li sintonizza su RaiUno.

E non è un bel vedere. Anzi per essere precisi non è proprio vedere. La pornografia del video-realismo ci immobilizza come la luce artificiale sparata nelle pupille ci acceca. Ed è come guidare a fari spenti nel buio. E’ l’inizio del panico.

Tutti abbiamo paura. Parliamo di libertà ma intendiamo controllo. Parliamo di sicurezza ma intendiamo distanza. Dagli zingari, dalle zanzare e dai pensieri densi. Ci stiamo lentamente trasformando in rondaioli padani in overdose da Autan che tollerano solo la vista di giovani e giudiziose parlamentari del PPE.

E ve lo confesso: ci sono dentro fino al collo. Non c’è niente da fare. Senza accorgemene alzo muri di cinta dentro e fuori. Allora non resta che la fuga da questo bombardamento visivo, dall’eccesso di nitidezza, dalla perfezione dell’immagine e dalla pulizia a tutti i costi.

“I think I need to find a bigger place…

cause when you have more than you think, you need more space” E.V.


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Il titolo di questo post è una frase di Vandana Shiva, attivista e ambientalista indiana. Vandana è uno dei protagonisti di Terra Madre, il film-documentario di Ermanno Olmi che ho avuto il piacere di vedere in anteprima nazionale giovedì scorso all’Oberdan.

Vivere con meno è il nostro rinascimento. Perchè questo sistema economico è insostenibile, è contro l’ambiente, è contro l’uomo ed è contro il bambino.

La libertà non è avere di più ma essere di più, riaccostarsi alle cose semplici e recuperare una dimensione più umana. La nostra libertà è un percorso di spogliazione da quello che in realtà non ci serve affatto.

Il corpo obeso del bambino americano e lo scheletro di quello africano sono il prodotto dello stesso sistema, dice Vandana.

Obeso non è solo il corpo ma anche la mente dell’uomo occidentale, satura e corrotta da un modo di pensare artificiale, in un gigantesco processo di rimozione collettiva.

Un sistema basato su principi quantitativi e depredatori, sul delirio di onnipotenza della nostra specie, un delirio che ci pone a distanza dalla Terra e danneggia innanzitutto noi.

Il nuovo rinascimento parte da questa consapevolezza e trae alimento dalla denuncia e dalla discussione pubblica. Ed in maniera ancora più profonda dal grande potere d’attrazione che la natura suscita su noi tutti.

Il maggior pregio di questo film sta nell’aver messo al centro il corpo, i sensi e le emozioni. Il silenzio del luogo e il silenzio del tempo.

Per chi volesse vederlo, Terra Madre è in questi giorni fuori nelle sale.

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I film di Fellini sono un viaggio al centro di noi stessi, dentro la sostanza, oltre le apparenze.

C’è un filo, un pensiero, un’ossessione che lega capolavori come La Dolce Vita, e Giulietta degli Spiriti.

L’inquietudine profonda di un tormento interiore, una lotta feroce contro i demoni, gli spiriti, i miti che dall’infanzia imbrigliano i nostri desideri e l’immaginazione. Fellini li racconta e li rappresenta: il mostro marino sulla spiaggia di Fregene, le visioni e la crisi di Guido Anselmi, Giulietta bambina al teatrino delle monache.

Il passato è sempre presente. La realtà si confonde nella dimensione surreale e onirica. Ed è nel sogno e nella follia che si può scorgere la vera natura delle cose. Fellini diceva: “l’unico vero realista è il visionario”.

Vedere è il punto. Vedere, capire e lasciare andare, riconciliarsi con noi stessi per liberarci dall’oppressione dell’educazione e della cultura. Perchè come afferma Valentina Cortese nella pellicola del 1965: siamo diventati terribilmente complicati e incivili.

Ecco una scena da Giulietta degli Spiriti.

Buona visione:

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