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Archive for the ‘Spesso parlo da solo’ Category

Avviso ai naviganti

QUESTO BLOG E’ STATO SPOSTATO QUI:

http://www.lucasirianni.it

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Come nelle favole.

Ci voleva il canto del principe a risvegliare questo blog dal suo beato riposo.

Idolo delle signore di mezza età e delle loro pellicce di visone, il piccolo Savoia ha sbancato l’Ariston assieme al figlioccio di turno della De Filippi, a ribadire ancora una volta chi comanda oggi in tv, nella musica e nel Paese.

Parlare male del brano “Italia amore mio” è davvero sparare sulla croce rossa. Mi limito a due parole: è il più incredibile e riuscito manifesto della peggiore Italia che conosciamo, sfacciatamente ipocrita e senza vergogna, carico di odiosi buoni sentimenti nazional-popolari, luoghi comuni e miseri miti. E’ lo sporco della pulizia, un gigantesco annegamento della profondità del Paese nelle acque stagnanti di un paternalismo monarchico di cui davvero non sentivamo la mancanza.

Ci resta solo un’arma di difesa: la satira e la parodia.

Almeno per ora.

Guardate il video qui sopra 🙂 (thanks to Solopersapere)

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Dopo ore ed ore di navigazione su portali sovversivi come nytimes.com, economist.com e tutte le testate internazionali manovrate dalla potentissima sinistra italiana, lo staff del governo, guidato dalla nota web analyst on. Carlucci, ha deciso che in Italia internet è come la stampa e deve quindi essere sottoposto a tutte le leggi che regolano il comportamento dei giornalisti.

Apprendo con gioia dunque di essere diventato un giornalista: niente praticantato sottopagato, niente master da 6000 euro annui, niente tesserino da pubblicista, niente esame di stato. Da blogger a giornalista per ddl va oltre i miei sogni liberal più proibiti.

Faccio per intonare con apicelliana devozione “Menomale che Silvio c’è” quando mi cade l’occhio su questo articolo e mi sorge un dubbio: ma l’on. Carlucci mi vuole davvero bene?

La risposta è chiaramente no. Stranamente infatti la nuova legge mi attribuisce tutti gli oneri e le responsabilità del giornalista di carta stampata, senza darmi però alcuno dei diritti previsti per gli adepti all’Ordine Supremo.

Ciò significa due cose:

1) non prenderò i 2.381,07 euro lordi al mese previsti dal contratto nazionale Fnsi-Fieg scrivendo su questo piccolo blog le mie parole impresse

2) non potrò più pubblicare contenuti ritenuti lesivi della reputazione o onore altrui, anzi sono obbligato a rettificare le subdole insinuazioni passate, altrimenti mi piglio una bella multa da 25 milioni di vecchie lire che pagherò in 50 anni scrivendo 800 post al minuto, se trovo qualche magnanimo datore di stage che mi paghi più di 40cents a post. Copia-incolla proibito.

So “the web is the press” dice il governo.

Tradotto: bisogna preservare il sacro duopolio raiset-mediaset. Anche su internet.

Eccosìssia

FIRMATE L’APPELLO: No alla rettifica per tutti i “siti informatici”


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Il popolo ha paura. Anche quello Della Libertà.

Nasconde la testa sotto il cuscino. Armato di senso comune, finta ilarità e ostentazione cronica. Si rannicchia sul divano, chiude occhi e orecchie al mondo, li sintonizza su RaiUno.

E non è un bel vedere. Anzi per essere precisi non è proprio vedere. La pornografia del video-realismo ci immobilizza come la luce artificiale sparata nelle pupille ci acceca. Ed è come guidare a fari spenti nel buio. E’ l’inizio del panico.

Tutti abbiamo paura. Parliamo di libertà ma intendiamo controllo. Parliamo di sicurezza ma intendiamo distanza. Dagli zingari, dalle zanzare e dai pensieri densi. Ci stiamo lentamente trasformando in rondaioli padani in overdose da Autan che tollerano solo la vista di giovani e giudiziose parlamentari del PPE.

E ve lo confesso: ci sono dentro fino al collo. Non c’è niente da fare. Senza accorgemene alzo muri di cinta dentro e fuori. Allora non resta che la fuga da questo bombardamento visivo, dall’eccesso di nitidezza, dalla perfezione dell’immagine e dalla pulizia a tutti i costi.

“I think I need to find a bigger place…

cause when you have more than you think, you need more space” E.V.


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Di cosa parla questo blog?

Una domanda inevitabile a cui credo sia importante dare subito una risposta chiara.

Nei miei interventi parlerò di tutto perchè tutto oggi è connesso, non solo i computer, non solo le persone, ma i pensieri, l’espressione dei pensieri e le azioni.

La connessione è così profonda, radicata che sarebbe miope far finta di nulla. Voglio essere realista. Non ambisco a cogliere l’anima di un oggetto ma ad aprire piccoli squarci sulla superficie del reale. E’ una forma di guerriglia se vogliamo: repentine azioni non per capire fino in fondo ma per scorgere, o ancora meglio per avvertire qualcosa di quel mondo semi-sommerso che si agita ogni secondo sotto i nostro occhi.

La premessa si chiude qui.

E’ ora di iniziare. Con i Ministri.

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Era nelle cose.

Questo blog nasce così, in modo naturale, in un momento ineluttabile, come il frutto maturo che cede alla gravità staccandosi dal ramo.

Ora prende vita ma in fondo è come se ci fosse sempre stato. Nei miei pensieri, nelle chiacchiere con gli amici, nell’aria densa di una stanza, si avvertiva una tensione mai sopita, mai negata.

Era la voglia di raccontare. Afferrare la realtà e la sua chimera, per imbrigliarla su un foglio bianco.

Il primo foglio è stato riempito.

Alla prossima.

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