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Archive for the ‘Citazioni’ Category

Dir la verità è un atto d’amore

Fatto per la nostra rabbia che muore.

***

Manuel Agnelli. L’essenza del Paese in due parole, la sintesi perfetta di un omicidio.

Le vittime: la rabbia e la verità. Il carnefice: noi tutti.

Stiamo ammazzando la nostra rabbia: al suo posto Il Grande Sorriso. Quello di Silvio, quello di un Paese che balla mentre affonda, quello dei giovani a capo chino, sempre a mediare, sempre con moderazione, sempre sotto voce, sempre sotto tono.

Una vita subordinata al sorriso, para-subordinata al lavoro, viziata e interinale. Una vita di circostanza.

La smorfia a trentadue denti, il falso iper-concetrato, l’immagine artefatta della realtà. La nostra parte nella grande orgia mediatica. Va tutto bene, va tutto bene.

E invece no. Questo Paese è una merda.

Urliamolo. E’ la nostra ultima libertà: dire qualcosa che serva, dire la verità. E’ il nostro unico amore, la nostra ultima guida, la rabbia che abbiamo dentro. Buttiamola fuori.

***

Il Paese è reale è un disco di musica e parole. Afterhours, Benvegnù, Dente, Mariposa, Marta Sui Tubi, Calibro35, Roberto Angelini, Il Teatro Degli Orrori e tanti altri. La scena indipendente, in un album. Prezzo 9.90: solo alla FNAC.

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Il popolo ha paura. Anche quello Della Libertà.

Nasconde la testa sotto il cuscino. Armato di senso comune, finta ilarità e ostentazione cronica. Si rannicchia sul divano, chiude occhi e orecchie al mondo, li sintonizza su RaiUno.

E non è un bel vedere. Anzi per essere precisi non è proprio vedere. La pornografia del video-realismo ci immobilizza come la luce artificiale sparata nelle pupille ci acceca. Ed è come guidare a fari spenti nel buio. E’ l’inizio del panico.

Tutti abbiamo paura. Parliamo di libertà ma intendiamo controllo. Parliamo di sicurezza ma intendiamo distanza. Dagli zingari, dalle zanzare e dai pensieri densi. Ci stiamo lentamente trasformando in rondaioli padani in overdose da Autan che tollerano solo la vista di giovani e giudiziose parlamentari del PPE.

E ve lo confesso: ci sono dentro fino al collo. Non c’è niente da fare. Senza accorgemene alzo muri di cinta dentro e fuori. Allora non resta che la fuga da questo bombardamento visivo, dall’eccesso di nitidezza, dalla perfezione dell’immagine e dalla pulizia a tutti i costi.

“I think I need to find a bigger place…

cause when you have more than you think, you need more space” E.V.


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Questo post farà crollare il mio indice di gradimento.

Perchè a tutto possiamo rinunciare, tranne che a una cosa: il potere. La possibilità di ordinare, comandare, essere serviti. E subito.

Schiavi: i camerieri sono gli schiavi del nostro tempo. Sono oggetti su cui le persone riversano tutta l’arroganza che hanno dentro, lo schifo, il marcio, il deserto e la miseria di una bassa autostima che si nutre della sofferenza altrui.

Cannibali di emozioni. Ecco cosa sono, i clienti.

Agli altri, a quelli che farebbero volentieri a meno di ordinare da bere, dico: serviamoci da soli.

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“Per me non c’è alcun dubbio che a suo modo le abbia amate e che aveva ragione ad amarle tutte. Nessuna si equivale, ciascuna ha qualcosa che le altre non hanno, qualcosa di unico e insostituibile” (L’uomo che amava le donne – 1977)

Lasciate aperta questa finestra con il passo di Truffaut e fatevi un giro su corriere.it, repubblica.it oppure, se avete fegato, accendete la tv e guardate come vengono rappresentate le donne nel nostro paese.

1977-2009

Riparliamone. Dice la Cortellesi.

Anni di educazione televisiva e ora di educazione governativa ci hanno propinato modelli femminili di tutto rispetto: dall’ebete maggiorata di Drive-In, alle vallete sceme di Sanremo fino ad arrivare a una nuova specie: le crociate della libertà. Ma libertà di cosa? Di starsene chiuse in casa a guardare Uomini e Donne? Di farsi eleggere al Parlamento Europeo dopo aver partecipato al Grande Fratello?

Ed eccolo. Il ministro delle Pari Opportunità. Il messaggio è fin troppo chiaro. Le pari opportunità fra uomo e donna passano dai centimetri sottratti ai vestiti nei calendari.

Concludo come avevo iniziato, con una citazione di Truffaut ma questa volta ho una dedica speciale: alle crociate della libertà.

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