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Come nelle favole.

Ci voleva il canto del principe a risvegliare questo blog dal suo beato riposo.

Idolo delle signore di mezza età e delle loro pellicce di visone, il piccolo Savoia ha sbancato l’Ariston assieme al figlioccio di turno della De Filippi, a ribadire ancora una volta chi comanda oggi in tv, nella musica e nel Paese.

Parlare male del brano “Italia amore mio” è davvero sparare sulla croce rossa. Mi limito a due parole: è il più incredibile e riuscito manifesto della peggiore Italia che conosciamo, sfacciatamente ipocrita e senza vergogna, carico di odiosi buoni sentimenti nazional-popolari, luoghi comuni e miseri miti. E’ lo sporco della pulizia, un gigantesco annegamento della profondità del Paese nelle acque stagnanti di un paternalismo monarchico di cui davvero non sentivamo la mancanza.

Ci resta solo un’arma di difesa: la satira e la parodia.

Almeno per ora.

Guardate il video qui sopra🙂 (thanks to Solopersapere)

Ultimissime

Non scrivo ma sono ancora in vita.

Per il momento🙂

Lo ammetto.

E’ andata giù liscia come una oligominerale.

“A Milano l’acqua del rubinetto non è buona”, mi hanno detto. E io me la sono bevuta.

Per fortuna che c’è internet: nella mia cucina si stava già materializzando una brocca con filtro della coop, quando mi sono imbattuto in questo articolo di Altroconsumo. Vi si legge:

L’acqua filtrata da 5 caraffe con filtro è stata messa a confronto con quella dell’acquedotto di Milano per un periodo di circa un mese. L’utilizzo della brocca per filtrare l’acqua del rubinetto è praticamente inutile non solo quando le sostanze indesiderate sono del tutto assenti nell’acqua di partenza, ma anche quando sono presenti in tracce. Alcune cartucce rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell’acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l’aumento di nitriti) dell’acqua.

Un caso davvero interessante. L’Italia è al primo posto nel mondo per consumo di acqua minerale con 196 litri a testa, seguita da Emirati Arabi e Messico. Il consumo nel nostro paese si è triplicato in 20 anni e ormai il 98% della popolazione beve acqua in bottiglia. Questo nonostante l’acqua minerale costi quasi mille volte in più rispetto a quella del rubinetto e in tempi di crisi non sono certo briciole.

Nel nostro Paese è inoltre diffusa questa convinzione: più l’acqua è dolce più è buona. In realtà un’acqua con valori di durezza molto bassi (quindi dolce come le oligominerali) risulta priva di sali minerali importanti per l’organismo, come osserva Altroconsumo e come risulta da questo studio. Non solo. L’acqua in bottiglia è meno controllata e non riporta in etichetta i risultati sui contaminanti organici (solventi, pesticidi etc.).

Forse ce n’è abbastanza per iniziare a porsi qualche domanda.

Dall’Europa del Nord all’Abruzzo. Oggi mi sono imbattuto in questo post che spiega come il terremoto rappresenti un’occasione unica per sperimentare a L’Aquila un nuovo modello di città: più semplice, più sostenibile, più comunitario. Una new town intesa non solo come un complesso di nuovi edifici ma come una nuova visione del vivere insieme.

Ecco un passo dell’articolo che spiega cos’è una Città di Transizione. Buona lettura:

Immaginiamo un ritorno a modi di vita meno complessi di quelli attuali che tendevano alla pura sopravvivenza e a soddisfare i bisogni più elementari. Oggi abbiamo, almeno in parte, gli stessi bisogni fondamentali: ritrovare un luogo per abitare, luoghi di riunione per i necessari scambi economici e culturali, sicurezza sociale per poter ripensare a un futuro ancora possibile.

Come reagire, come sviluppare una buona capacità di adeguarsi a situazioni sempre diverse? Una delle possibili risposte probabilmente è dentro ognuno di noi, qualunque sia il suo ruolo sociale e si realizza nel sentirsi parte di un tutto e nel dono alla comunità delle proprie competenze, della propria disponibilità a partecipare, ad ascoltare gli altri, a cercare di ricostruire non solo edifici ma una comunità nuova che potrà in futuro affermare di essere stata veramente forte nel momento della necessità.

Maria Rita Acone

I numeri sono i nostri veri nemici.

Mese dopo mese lo capisco sempre di più. Tutto viene valutato su base quantitativa. Quanti anni hai? Quanti soldi hai? Quanto urli forte? Quanto sei veloce? Tutto gira attorno a questo semplice principio: di più!

Da innocuo strumento di misurazione i numeri sono diventati il motore di tutto quello che veramente… conta! Dall’economia alla vita sociale l’evoluzione si è perfettamente conclusa. Il quanto ha ammazzato il come ed è nato il mostro: l’inciviltà occidentale.

Così ti accorgi che mentre l’ego del mondo schizza letteralmente fuori orbita, tu sei ancora lì a stupirti con le mani nella terra e la mente persa nei dettagli. La colpa è della competizione, sacra, santa competizione, glorificata da giornalisti, imprenditori e brave massaie. Vincere la competizione è fondamentale, essere un gradino sopra gli altri è tutto. Come misurare l’esito del delirante e cronico confronto con gli altri? Con i numeri. Non c’è altro modo. I numeri in ogni loro forma, dai centimetri al plauso di più persone possibili, dal virtuosismo musicale alla serialità pornografica. Ciò che si perde è tutto l’universo oltre la quantità: sfumature, tono, sguardo, arte, gioco, silenzio. Tutto ciò che non vuole apparire, tutto ciò che non è scontato, facile, ripetibile. In una parola non confrontabile.

Sfuggendo dalla dittatura dei numeri si possono cogliere le cose nelle loro sfacciettature. Rifiutando la competizione si può afferrare la diversità.

E’ meno rassicurante ma è più realistico. Non voltare le spalle all’infinito.

Dir la verità è un atto d’amore

Fatto per la nostra rabbia che muore.

***

Manuel Agnelli. L’essenza del Paese in due parole, la sintesi perfetta di un omicidio.

Le vittime: la rabbia e la verità. Il carnefice: noi tutti.

Stiamo ammazzando la nostra rabbia: al suo posto Il Grande Sorriso. Quello di Silvio, quello di un Paese che balla mentre affonda, quello dei giovani a capo chino, sempre a mediare, sempre con moderazione, sempre sotto voce, sempre sotto tono.

Una vita subordinata al sorriso, para-subordinata al lavoro, viziata e interinale. Una vita di circostanza.

La smorfia a trentadue denti, il falso iper-concetrato, l’immagine artefatta della realtà. La nostra parte nella grande orgia mediatica. Va tutto bene, va tutto bene.

E invece no. Questo Paese è una merda.

Urliamolo. E’ la nostra ultima libertà: dire qualcosa che serva, dire la verità. E’ il nostro unico amore, la nostra ultima guida, la rabbia che abbiamo dentro. Buttiamola fuori.

***

Il Paese è reale è un disco di musica e parole. Afterhours, Benvegnù, Dente, Mariposa, Marta Sui Tubi, Calibro35, Roberto Angelini, Il Teatro Degli Orrori e tanti altri. La scena indipendente, in un album. Prezzo 9.90: solo alla FNAC.